La Giò

Indossa colori vivaci, accessori coordinati agli abiti e ombretti cangianti. I suoi capelli virano al rosa delle fate di un libro illustrato. È piena di vita la Giò. Di grandi amori vissuti e di carezze di cui porta le tracce negli occhi. Il dolore lo serba con cura, al riparo da chi non lo può comprendere. Fa mille cose e sa mille cose e quando te le racconta entri nelle sue fotografie. La Giò ha capito i suoi colori.

Gli incontri

Non sono logici ma consequenziali. Spesso si pensa siano asincronici rispetto al momento, come parole che non seguono il labiale. Eppure hanno tutti un senso. Arrivano e ci trovano, volente o nolente ci trovano. Alle volte pronti, alle volte no. Ma sempre strettamente in risposta a una domanda che non sappiamo di aver posto.

I telefoni

Rimpiango i telefoni pubblici, in cui già procurarsi più di un gettone era un atto d’amore o più semplicemente una scelta. I messaggi o le note vocali hanno un senso nel qui e ora, tra amici che si organizzano per la serata, gli auguri di compleanno e i ti penso random. Reclamo la voce, l’affanno e la fatica di trovare la cabina libera. La gioia della risposta senza le spunte azzurre. La voglia di esserci, a prescindere.

Io sono quella di ieri

Io sono quella di ieri, dei cattivi e dei buoni pensieri.

Del cuore spezzato in un corpo intero.

Sono quella delle apnee in tempi costretti, delle braccia aperte in abbracci chiusi.

Io sono quella del colore viola e dei fiori di seta.

Sono quella delle tante foto a riempire i pochi spazi.

Delle parole scelte e dei toni intonati.

Io sono quella di ieri, dei sempre troppi pensieri.

Della gioia che resta e del dolore che passa.

Sono bella come l’amore e complicata come il dolore.

Cogoleto

Da bambina il 6 gennaio mi svegliavo al mare. Di calze della befana ne avevamo due a testa io e Simona, una della nonna e una della tata che non si sa come, già non più giovani e leggiadre, riuscivano sempre a gabbarci e a non farsi beccare mentre le preparavano e le appendevano per noi in quel minuscolo monolocale in Liguria.

Ricordo il carbone dolce e le monete di cioccolato, ma soprattutto il profumo di quelle due amatissime donne, le preghiere a bassa voce nel lettone e i loro abbracci che ancora oggi mi aiutano a restare dritta.