Vorrei risedermi con lei a quel tavolo di marmo rosa, lo facevamo spesso noi due, che il nonno era sempre in viaggio. Vorrei raccontarle di quanto, in questi quasi 20 anni, avrei ogni giorno avuto da chiederle qualcosa. Vorrei rivedere Milano attraverso i suoi occhi, quella in cui gli sciuri giravano in carrozza e il Gamba De Legn era alta tecnologia. Sentirla parlare di quando era ragazza, della sartoria in Vittorio Emanuele dove ha iniziato a lavorare come piccinina e dove è diventata première. Del suo sogno spezzato dalla guerra. Vorrei sapere se ha ancora indulgenza verso i miei tanti errori, la stessa coerenza nel non giudicarli mai e la saggezza di provare a comprenderli sempre. Vorrei sapesse quanto la sua mancanza mi toglie il respiro. E risentire la sua mano tra i capelli mentre mi dice che andrà tutto bene.
Le farfalle
Essere innamorati è uno stato di grazia che trascende ogni contesto, ogni domanda e ogni risposta. Lo si è e basta. E ci si godono le farfalle e quei vuoti allo stomaco pieni di un sacco di boh.
Vivo sospesa
In una sensazione ancora tangibile di sole e di luna, e nel tuo viso che mi sorride su una panchina fronte lago. Tango argentino alle spalle, un sacco di baci alternati a sorsi di gin tonic e il non riuscire a staccarci gli occhi e le mani di dosso.
I ritorni
Qualcosa di uguale che diventa diverso. I ricordi di un luogo, di una persona, di un momento, restano identici fino a quando non li si rivive. E ci vuole coraggio a tornare, bisogna essere pronti al cambiamento. Perché quel luogo, quella persona e quel momento saranno nuovi. E lo saranno anche i nostri occhi.
Il tempo
Lo si percepisce infinito. E si dilazionano le azioni, i baci e anche i perché. Si procrastinano le incombenze, si ha paura dei sì. “Ci sarà tempo” è un’affermazione presuntuosa. Vivere appieno il proprio, scegliere con cura in che modo e con chi, un atto dovuto. Ogni oggi, un’opportunità.
Gaia
Sei nata oggi apina e io avrei tanto voluto una bimba come te. E ti ringrazio perché in parte è un po’ così. Sei la mia amica, incasinata ma conclusa, la più divertente e forse anche la più saggia di tutte. Anacronistica quanto basta e amabile ancor di più.
Come eravamo
Eravamo giovani e bellissimi, non ci servivano gli occhiali per leggere o per guardare il monitor del pc allora… Poetico vederci oggi, col riflesso di ieri negli occhi, siamo invecchiati restando gli stessi. Deve essere questo che voleva dirmi la mia nonna, a dispetto del merletto di rughe che le si era posato sul viso.
Al Trebbia
Torno qui oggi, in questo posto che è solo mio. Adoro questa valle e questo fiume pulito e fresco. Ti ho pensato fino a riavere il tuo viso ad un centimetro. I miei amici più cari, Moscow Mule, Gutturnio e coppa piacentina. E c’eri anche tu.
La musica
La musica mi estranea dal mondo. La scrittura mi ci immette. Due forme espressive parlanti in cui il solo senso è quello del sentire. La percezione unica del qui e ora. Di quello che torna, di quello che resta e di quello che c’è già.
La mancanza
E’ un concetto astratto.
Si può sentire la mancanza di un profumo, di una sensazione, di una melodia nota.
Di un rito, di una consuetudine, di una nottata persa.
Del particolare di un racconto, che parla di una scala di legno, costruita con gradini che accompagnano il tempo.
E di chi te ne ha raccontato la storia.
E allora diventa tangibile, e inizia a prendere spazio, e a farti mancare il respiro per quanto ti preme sul petto.
