Il linguaggio universale dei cuori spezzati

Primo pomeriggio, io e la mamma a San Candido in un tipico caffè sudtirolese. Al tavolino accanto al nostro una coppia di giovani ragazzi. Ancor prima di sedermi, ho pensato che si stessero lasciando. Parlavano in tedesco, alternando frasi spezzate a fragorosi silenzi. Dopo un po’ lei piangeva in maniera sommessa, quasi impercettibile, una sofferenza composta che lui scompigliava accarezzandole la guancia, immobile sulla (forse) sua scelta. Hanno finito la cioccolata e sono andati via tenendosi per mano ancora per un po’. Non conosco una sola parola di tedesco, ne’ quei ragazzi, ma questa cosa mi ha fatto pensare che alle volte non è necessario sapere per comprendere.

Il poliziotto

Ho conosciuto un ragazzo stasera. Fa il poliziotto. 33 anni, dei quali gli ultimi spesi nella passione per il suo lavoro. Abbiamo parlato di un sacco di cose, della mia amica che con lui ha un amore in standby, così come del perché della sua scelta professionale. Alla domanda sul come si sentisse ad affrontare le situazioni più disparate e disperate, ha risposto: “solo, mi sento solo.”
Riflettiamoci tutti, compagni e non, che spesso etichettiamo i ruoli ad minchiam rispetto alle persone.

Grazie Susanna

Le cose inaspettate sono quelle che ti arrivano da situazioni o da persone che non ti aspetti.

Cose orribili, come un’amicizia che si chiude dopo quasi 30 anni.

Cose bellissime, come una condivisione di ufficio di soli 2, da una persona che ha saputo capire.

Le prime sono devastanti, le seconde ti ricongiungono col mondo.

Anche se con un cuore meno intero.