Primo pomeriggio, io e la mamma a San Candido in un tipico caffè sudtirolese. Al tavolino accanto al nostro una coppia di giovani ragazzi. Ancor prima di sedermi, ho pensato che si stessero lasciando. Parlavano in tedesco, alternando frasi spezzate a fragorosi silenzi. Dopo un po’ lei piangeva in maniera sommessa, quasi impercettibile, una sofferenza composta che lui scompigliava accarezzandole la guancia, immobile sulla (forse) sua scelta. Hanno finito la cioccolata e sono andati via tenendosi per mano ancora per un po’. Non conosco una sola parola di tedesco, ne’ quei ragazzi, ma questa cosa mi ha fatto pensare che alle volte non è necessario sapere per comprendere.
