Elena

Occhioni grandi color del mare e di pioggia tiepida di fine estate.

Profumo di germogli, di quelli che premono sulla terra per uscire al sole.

Un cuore di pensieri buoni e di amori che graffiano il cristallo.

Un sorriso che ti dice sempre bene anche quando bene non va affatto.

Un’amica preziosa come l’anima che indossa.

Isabella bella

Volto elegante e sorriso negli occhi.


Cuore generoso e ferite sulle quali non c’è mai il tempo di soffermarsi.


Tumulti celati nell’incastro di tessere perfette che quando decomprimono fanno rumore.


Un rigore appreso sin da bambina a cui si contrappone delicata dolcezza.


Anelito di abbracci e di andrà tutto bene.


Di siediti accanto a me che ti racconto quanto sei bella.

Angela

Un sorriso dolce in cui trovare conforto, braccia solide a sostenere i fatti e parole sempre mantenute.


Un cuore puro dai battiti a colori naif, una gioia cristallina che pare incontaminata dai dolori.


Un animo profondo dalle carezze lievi.
Un’ insostituibile compagna di viaggi spensierati.


Un amore condiviso per l’arte e la bontà: che dai monumenti alle osterie il passo è breve.


Un’ amica preziosa, una persona vera.

La Vincenzina

Ciao tata, eri nata nel 1902 e oggi avresti compiuto un secolo e spicci. Ricordo il tuo orgoglio piccato nel definirti sempre “signorina” – che zitella sarebbe stato inadeguato – e ricordo la libertà con la quale sceglievi partiti e amanti. Ti sei innamorata di uomini che non si sono mai fermati ed eri orgogliosamente socialista. Tuo padre era stato torturato dai fascisti e l’olio di ricino ti aveva lasciato l’amaro in bocca. Il nonno Mauro ti vedeva come una sorta di demonio in pectore, la nonna Mariuccia, sua moglie e tua sorella, privilegiava il quieto vivere agli inevitabili contrasti. Facevi l’infermiera durante la guerra, poi hai iniziato a lavorare nelle ferrovie dello stato. Quando siamo nate io e Simona tu eri già in pensione ma ricordo ancora con terrore le tue punture. Per noi eri amore a tutto tondo. Un paese dei balocchi dove ogni capriccio era esaudito. Minuscola, capelli biondo cenere cotonati sempre solo a metà, rossetto ciclamino e tacco 12. Un misto di dialetto milanese e italiano inventato. Eravamo le figlie – ormai nipoti – che non avevi avuto e lo sfogo della tua affermazione nel mondo.
Buon compleanno tata, voglio dirti ancora grazie, sei un meraviglioso ricordo mai dimenticato ❤️.

Santorini

Se c’è un luogo in cui vorrei tornare è Santorini.

Mai ho trovato un contrasto simile tra cielo e terra.

Una luce tanto luce, un bianco tanto bianco, un blu tanto blu.

E nemmeno stellate in cui si riconoscono i disegni di Dio.

Grazie a questa isola piena di vento, al suo mare profondo e ai suoi tramonti che tornano albe.

Il linguaggio universale dei cuori spezzati

Primo pomeriggio, io e la mamma a San Candido in un tipico caffè sudtirolese. Al tavolino accanto al nostro una coppia di giovani ragazzi. Ancor prima di sedermi, ho pensato che si stessero lasciando. Parlavano in tedesco, alternando frasi spezzate a fragorosi silenzi. Dopo un po’ lei piangeva in maniera sommessa, quasi impercettibile, una sofferenza composta che lui scompigliava accarezzandole la guancia, immobile sulla (forse) sua scelta. Hanno finito la cioccolata e sono andati via tenendosi per mano ancora per un po’. Non conosco una sola parola di tedesco, ne’ quei ragazzi, ma questa cosa mi ha fatto pensare che alle volte non è necessario sapere per comprendere.