La merciaia

Ripasso nei luoghi del mio cuore di bambina. In Via Tibullo c’era la merceria dove la nonna Mariuccia, che faceva la sarta, comprava oggetti meravigliosi. Mi incantavo a guardare quei cassettini coi rocchetti di filo suddivisi per sfumatura di colore e mi perdevo tra le scatole dei bottoni variopinti che la signora Marisa ci mostrava, parlando con la nonna in milanese stretto di chi se ne era andato o era lì lì. Mi regalava i gessetti spezzati la Marisa, quelli che la nonna usava interi per tratteggiare le imbastiture sugli orli e che per me, consunti, diventavano l’ennesimo gioco. Prima della merceria c’era un trani, vecchietti che giocavano a carte in una nebbia di Nazionali senza filtro e bianchini versati in bicchieri sempre sbagliati. E io che li guardavo col nasino appiccicato al vetro e pensavo che anche al mio nonno avrebbe fatto bene una partita a briscola ogni tanto, invece di starsene chino sui suoi libri e rigido al posto di comando sulle vite degli altri… La nonna mi prendeva la manina e mi trascinava via… Pensieri troppo da grandi per una bambina.

Un pensiero riguardo “La merciaia

  1. Sento il vetro sulla punta del naso… Sono quadretti che ti rapiscono, sono macchine del tempo, macchine del sentimento… Scrivi dipingendo, si legge ammirando. Vorrei perdermi nella galleria.

    Piace a 1 persona

Lascia un commento