Ripasso nei luoghi del mio cuore di bambina. In Via Tibullo c’era la merceria dove la nonna Mariuccia, che faceva la sarta, comprava oggetti meravigliosi. Mi incantavo a guardare quei cassettini coi rocchetti di filo suddivisi per sfumatura di colore e mi perdevo tra le scatole dei bottoni variopinti che la signora Marisa ci mostrava, parlando con la nonna in milanese stretto di chi se ne era andato o era lì lì. Mi regalava i gessetti spezzati la Marisa, quelli che la nonna usava interi per tratteggiare le imbastiture sugli orli e che per me, consunti, diventavano l’ennesimo gioco. Prima della merceria c’era un trani, vecchietti che giocavano a carte in una nebbia di Nazionali senza filtro e bianchini versati in bicchieri sempre sbagliati. E io che li guardavo col nasino appiccicato al vetro e pensavo che anche al mio nonno avrebbe fatto bene una partita a briscola ogni tanto, invece di starsene chino sui suoi libri e rigido al posto di comando sulle vite degli altri… La nonna mi prendeva la manina e mi trascinava via… Pensieri troppo da grandi per una bambina.
Il clochard
Al parchetto di piazza Gerusalemme, stamattina, un clochard aveva preso posto su una panchina, sostituendo lo scenario abituale dei tanti bimbi, delle mamme e delle tate, che tra altalene, tricicli e passeggini, ci si alternano dal pomeriggio.
Lui era lì, con accanto grandi sacchetti colorati e un paio di carrelli che a stento contenevano il suo esistere.
Indumenti e oggetti faticosamente pigiati l’uno sugli altri quasi a coprire la vita di prima, costringendola a quella di oggi.
E uno sguardo tra l’ironico e l’amaro sul mondo.
E’ l’amore
Forse non sei nemmeno tu.
È l’amore.
La carezza sul viso quando sono stanca e il bacio sulle labbra quando la notte mi giro sul fianco.
Forse non sei nemmeno tu.
È l’amore.
La mano che mi tiene ferma mentre sbando e il monito arrogante ad arginare le paure.
Forse non sei nemmeno tu.
È l’amore.
L’ arrendermi ai tuoi occhi e il precipitarci dentro a piè pari.
Forse non sei nemmeno tu.
È lamore.
Che oltre all’altre stelle mi muove.
Mi piaci perché
Mi piaci perché hai notato il mio ovale, perché mi hai fatta ballare.
Per la parmigiana a giugno, per i baci sempre.
Perché i tuoi occhi mi dicono bella,
perché ti metti al mio fianco spostandomi dal ciglio della strada.
Perché noti il riflesso del sole sul mio orecchino, per gli abbracci stretti e per le spalle larghe.
Perché mi vedi bambina, perché quando mi racconti del tuo giardino io divento fiore.
