Il poliziotto

Ho conosciuto un ragazzo stasera. Fa il poliziotto. 33 anni, dei quali gli ultimi spesi nella passione per il suo lavoro. Abbiamo parlato di un sacco di cose, della mia amica che con lui ha un amore in standby, così come del perché della sua scelta professionale. Alla domanda sul come si sentisse ad affrontare le situazioni più disparate e disperate, ha risposto: “solo, mi sento solo.”
Riflettiamoci tutti, compagni e non, che spesso etichettiamo i ruoli ad minchiam rispetto alle persone.

Grazie Susanna

Le cose inaspettate sono quelle che ti arrivano da situazioni o da persone che non ti aspetti.

Cose orribili, come un’amicizia che si chiude dopo quasi 30 anni.

Cose bellissime, come una condivisione di ufficio di soli 2, da una persona che ha saputo capire.

Le prime sono devastanti, le seconde ti ricongiungono col mondo.

Anche se con un cuore meno intero.

 

 

Ripenso

Alle tante opportunità che la mia mamma ha dato a noi figlie. A mia sorella china sui testi di greco e latino mentre io bigiavo la scuola e andavo al Plastic ogni fine settimana. Al mio esame di maturità in commissione esterna a Reggio Emilia, promossa solo grazie al 9 nel tema di italiano. Notizia avuta mentre ero a Mykonos in vacanza, troppo certa di essere passata per non partire. A quanto sono stata superficiale e poco attenta rispetto alle situazioni che contavano davvero. Al non essere stata d’aiuto mai se non nel creare ulteriori guai. Eppure adesso ci sono a tutto tondo e anche se al Plastic di ieri tornerei anche oggi, la mia mamma non la lascerei mai più sola. Ecco, forse è questo il senso del tempo. Capire che una cosa non esclude l’altra, che si può essere funamboli anche tenendo i piedi a terra. Ti amo mamma, grazie davvero per avermi resa una persona libera, anche di sbagliare e consapevole, anche di averlo fatto.