La mia nonna

Vorrei risedermi con lei a quel tavolo di marmo rosa, lo facevamo spesso noi due, che il nonno era sempre in viaggio. Vorrei raccontarle di quanto, in questi quasi 20 anni, avrei ogni giorno avuto da chiederle qualcosa. Vorrei rivedere Milano attraverso i suoi occhi, quella in cui gli sciuri giravano in carrozza e il Gamba De Legn era alta tecnologia. Sentirla parlare di quando era ragazza, della sartoria in Vittorio Emanuele dove ha iniziato a lavorare come piccinina e dove è diventata première. Del suo sogno spezzato dalla guerra. Vorrei sapere se ha ancora indulgenza verso i miei tanti errori, la stessa coerenza nel non giudicarli mai e la saggezza di provare a comprenderli sempre. Vorrei sapesse quanto la sua mancanza mi toglie il respiro. E risentire la sua mano tra i capelli mentre mi dice che andrà tutto bene.

La mancanza

E’ un concetto astratto.

Si può sentire la mancanza di un profumo, di una sensazione, di una melodia nota.

Di un rito, di una consuetudine, di una nottata persa.

Del particolare di un racconto, che parla di una scala di legno, costruita con gradini che accompagnano il tempo.

E di chi te ne ha raccontato la storia.

E allora diventa tangibile, e inizia a prendere spazio, e a farti mancare il respiro per quanto ti preme sul petto.