Ripasso nei luoghi del mio cuore di bambina. In Via Tibullo c’era la merceria dove la nonna Mariuccia, che faceva la sarta, comprava oggetti meravigliosi. Mi incantavo a guardare quei cassettini coi rocchetti di filo suddivisi per sfumatura di colore e mi perdevo tra le scatole dei bottoni variopinti che la signora Marisa ci mostrava, parlando con la nonna in milanese stretto di chi se ne era andato o era lì lì. Mi regalava i gessetti spezzati la Marisa, quelli che la nonna usava interi per tratteggiare le imbastiture sugli orli e che per me, consunti, diventavano l’ennesimo gioco. Prima della merceria c’era un trani, vecchietti che giocavano a carte in una nebbia di Nazionali senza filtro e bianchini versati in bicchieri sempre sbagliati. E io che li guardavo col nasino appiccicato al vetro e pensavo che anche al mio nonno avrebbe fatto bene una partita a briscola ogni tanto, invece di starsene chino sui suoi libri e rigido al posto di comando sulle vite degli altri… La nonna mi prendeva la manina e mi trascinava via… Pensieri troppo da grandi per una bambina.
Autore: Cristina Elena Griggio
Il clochard
Al parchetto di piazza Gerusalemme, stamattina, un clochard aveva preso posto su una panchina, sostituendo lo scenario abituale dei tanti bimbi, delle mamme e delle tate, che tra altalene, tricicli e passeggini, ci si alternano dal pomeriggio.
Lui era lì, con accanto grandi sacchetti colorati e un paio di carrelli che a stento contenevano il suo esistere.
Indumenti e oggetti faticosamente pigiati l’uno sugli altri quasi a coprire la vita di prima, costringendola a quella di oggi.
E uno sguardo tra l’ironico e l’amaro sul mondo.
E’ l’amore
Forse non sei nemmeno tu.
È l’amore.
La carezza sul viso quando sono stanca e il bacio sulle labbra quando la notte mi giro sul fianco.
Forse non sei nemmeno tu.
È l’amore.
La mano che mi tiene ferma mentre sbando e il monito arrogante ad arginare le paure.
Forse non sei nemmeno tu.
È l’amore.
L’ arrendermi ai tuoi occhi e il precipitarci dentro a piè pari.
Forse non sei nemmeno tu.
È lamore.
Che oltre all’altre stelle mi muove.
Mi piaci perché
Mi piaci perché hai notato il mio ovale, perché mi hai fatta ballare.
Per la parmigiana a giugno, per i baci sempre.
Perché i tuoi occhi mi dicono bella,
perché ti metti al mio fianco spostandomi dal ciglio della strada.
Perché noti il riflesso del sole sul mio orecchino, per gli abbracci stretti e per le spalle larghe.
Perché mi vedi bambina, perché quando mi racconti del tuo giardino io divento fiore.
