Indossa colori vivaci, accessori coordinati agli abiti e ombretti cangianti. I suoi capelli virano al rosa delle fate di un libro illustrato. È piena di vita la Giò. Di grandi amori vissuti e di carezze di cui porta le tracce negli occhi. Il dolore lo serba con cura, al riparo da chi non lo può comprendere. Fa mille cose e sa mille cose e quando te le racconta entri nelle sue fotografie. La Giò ha capito i suoi colori.
Autore: Cristina Elena Griggio
Gli incontri
Non sono logici ma consequenziali. Spesso si pensa siano asincronici rispetto al momento, come parole che non seguono il labiale. Eppure hanno tutti un senso. Arrivano e ci trovano, volente o nolente ci trovano. Alle volte pronti, alle volte no. Ma sempre strettamente in risposta a una domanda che non sappiamo di aver posto.
Il ragazzo delle orchidee
Sguardo scanzonato e ciuffo scomposto.
Labbra a cuore e mani capaci.
Sorriso pieno di buoni pensieri.
Un quadro naif dai dettagli ordinati.
Un possibile, bellissimo, amore.
La pelle
Non la si decide, non la si sceglie. La si trova e ci si ritrova. Affini come ci si conoscesse da sempre, stranieri come non ci si riconoscesse da mai. Fino a quel momento perfetto.
Posh
Da lì a 4 giorni l’estate. Da lì a un secondo l’estasi. Un excursus di cose buone e giuste. Di bellezza riconosciuta e arresa. Adrenalina a mille e brividi addosso. L’incontro tra gli incontri.
I telefoni
Rimpiango i telefoni pubblici, in cui già procurarsi più di un gettone era un atto d’amore o più semplicemente una scelta. I messaggi o le note vocali hanno un senso nel qui e ora, tra amici che si organizzano per la serata, gli auguri di compleanno e i ti penso random. Reclamo la voce, l’affanno e la fatica di trovare la cabina libera. La gioia della risposta senza le spunte azzurre. La voglia di esserci, a prescindere.
Io sono quella di ieri
Io sono quella di ieri, dei cattivi e dei buoni pensieri.
Del cuore spezzato in un corpo intero.
Sono quella delle apnee in tempi costretti, delle braccia aperte in abbracci chiusi.
Io sono quella del colore viola e dei fiori di seta.
Sono quella delle tante foto a riempire i pochi spazi.
Delle parole scelte e dei toni intonati.
Io sono quella di ieri, dei sempre troppi pensieri.
Della gioia che resta e del dolore che passa.
Sono bella come l’amore e complicata come il dolore.
Quando finisce un amore
Cogoleto
Da bambina il 6 gennaio mi svegliavo al mare. Di calze della befana ne avevamo due a testa io e Simona, una della nonna e una della tata che non si sa come, già non più giovani e leggiadre, riuscivano sempre a gabbarci e a non farsi beccare mentre le preparavano e le appendevano per noi in quel minuscolo monolocale in Liguria.
Ricordo il carbone dolce e le monete di cioccolato, ma soprattutto il profumo di quelle due amatissime donne, le preghiere a bassa voce nel lettone e i loro abbracci che ancora oggi mi aiutano a restare dritta.
Gli Obej Obej
Ricordo gli Obej Obej nella loro collocazione storica, attorno alla basilica di Sant’Ambrogio.
La mia manina in quella della mamma, il freddo, la gente accalcata e la frittella con lo zucchero che profumava di neve…
