Al parchetto di piazza Gerusalemme, stamattina, un clochard aveva preso posto su una panchina, sostituendo lo scenario abituale dei tanti bimbi, delle mamme e delle tate, che tra altalene, tricicli e passeggini, ci si alternano dal pomeriggio.
Lui era lì, con accanto grandi sacchetti colorati e un paio di carrelli che a stento contenevano il suo esistere.
Indumenti e oggetti faticosamente pigiati l’uno sugli altri quasi a coprire la vita di prima, costringendola a quella di oggi.
E uno sguardo tra l’ironico e l’amaro sul mondo.
